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«Ogni Euro Investito In Tecnologia Vale Il Doppio Se Accompagnato Dalla Formazione. Senza, Vale La Metà.»

Con i fondi STEP l’Europa ha messo in campo lo strumento più ambizioso per la sovranità tecnologica del continente. Ma quante imprese italiane stanno davvero costruendo le competenze per gestirli? Lo abbiamo chiesto ad Andrea Ricciardiello, Direttore Generale di Time Vision, agenzia per il lavoro e la formazione accreditata in quattro regioni, esperto in innovazione e Consigliere del gruppo Piccola Industria e del Consiglio generale dell’Unione Industriali di Napoli.

I bandi STEP stanno diventando il principale canale di accesso ai fondi europei per l’innovazione industriale. Come legge questo momento?

«Un’occasione senza precedenti — a patto di non ripetere l’errore più comune: comprare
tecnologia senza preparare le persone che dovranno governarla. Il 70% dei progetti di digital transformation nelle PMI europee non raggiunge gli obiettivi previsti, e l’84% dei fallimenti dipende da fattori umani: competenze, adozione, cultura organizzativa. I fondi STEP sono potenti. Ma il loro rendimento è proporzionale alla qualità del capitale umano che ci sta dietro.»

Il programma STEP rappresenta una leva finanziaria senza precedenti per le tecnologie critiche. Lei è diventato uno degli osservatori più attenti di questo strumento: qual è il suo giudizio?

«I fondi STEP sono un banco di prova emblematico per la nostra politica industriale. Tuttavia, l’analisi dei primi dati è allarmante: la stragrande maggioranza delle aziende che vi accedono – circa il 78% in alcune aree campione – non possiede le competenze interne per gestire tali investimenti. Il problema è strutturale: appena il 23% dei progetti include una componente formativa esplicita. Senza una governance delle competenze, i finanziamenti STEP rischiano di diventare scatole vuote invece di motori di crescita duratura.»

C’è un livello organizzativo che considera più critico di altri?

«Il middle management. Qualunque sia la tecnologia abilitata da STEP — un impianto green, una piattaforma di intelligenza artificiale, un sistema di industria 4.0 — il successo dell’adozione dipende dalla capacità di una figura intermedia di tradurre quella tecnologia in processi quotidiani e di gestire la resistenza al cambiamento. Nelle PMI italiane questo livello è il più trascurato dal punto di vista formativo. È paradossale: è esattamente la persona che decide se un investimento STEP da 500.000 euro genera rendimento o rimane una voce di bilancio inerte.»

Concretamente, cosa devono fare le imprese che accedono a un bando STEP per non sprecare l’opportunità?

«Tre mosse. Prima: mappare il fabbisogno di competenze già in fase di progettazione — non dopo. Le organizzazioni che pianificano formazione e investimento tecnologico in parallelo raggiungono la piena operatività il 40% più velocemente (WEF 2023). Seconda: inserire la formazione nel Business Plan con KPI misurabili. Un Learning Index — ore di formazione per addetto rapportate ai risultati operativi — trasforma la formazione da voce di spesa a leva di competitività. Terza: usare anche le risorse già disponibili per creare un contesto aziendale fertile all’innovazione: attraverso i fondi interprofessionali, ad esempio, per la maggior parte delle PMI italiane la formazione si finanzia anche fino al 100% senza toccare la liquidità aziendale.»

Un messaggio diretto al sistema imprenditoriale italiano.

«Le imprese che investono sistematicamente in capitale umano crescono a un tasso 2,1 volte superiore rispetto alle altre (Eurostat 2023) e registrano un ROI sulla formazione tra il 200% e il 400% in un triennio (ILO 2023). Non è filantropia — è la decisione finanziaria più razionale che un’impresa possa prendere oggi. La finestra STEP è aperta. Sta a noi decidere se costruirci dentro un vantaggio strutturale o una spesa episodica.»

Andrea Ricciardiello — Direttore Generale, Time Vision
Ingegnere ed esperto in innovazione. Direttore Generale di Time Vision, agenzia per il lavoro e la formazione con oltre 100 dipendenti e sedi in Campania, Puglia, Lombardia e Lazio. Consigliere del gruppo Piccola Industria e del Consiglio generale dell’Unione industriali di Napoli.

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